07 giugno, 2018

Falsi Movimenti. Viaggiando in treno...

Foto di Oronzo Eusebio Campolungo













17 marzo, 2008

Julia Margaret Cameron


La fotografia che illustra il post è del 1867 e rappresenta Mrs Herbert Duckworth, la madre di Virginia Wolf ( e data l’impressionante somiglianza, non potrebbe essere altrimenti).
Quali impressioni trasmette questa immagine?
Il soggetto indica un’appartenenza di classe ben precisa. Siamo in piena era vittoriana. Ma ciò che più colpisce l’osservatore è qualcosa di estraneo all’insieme iconografico dell’epoca: il contrasto accentuato in modo tale che il profilo del viso sembra emergere netto dall’ombra. La profondità di campo è ridotta e la resa in termini di definizione, allontanandosi dal centro, non è delle migliori. E’ facile notare come i capelli del soggetto risultano alquanto privi di definizione. Tuttavia, questi difetti che in un altro qualsiasi fotografo potrebbero essere imperdonabili, rappresentano il tratto essenziale del ritrattismo di Julia Margaret Cameron.
La Cameron produsse il suo lavoro all’interno del cosiddetto periodo del collodio, una tecnica rivoluzionaria e cruciale per lo sviluppo e la diffusione di massa del mezzo fotografico. Il vantaggio della tecnica al collodio consisteva in due fondamentali caratteristiche: il utilizzava come supporto il vetro che, rispetto alla carta garantiva risultati all’altezza dei vecchi dagherrotipi ma su formati più grandi. Lo strato sensibile, il collodio, appunto, garantisce una notevole velocizzazione dei tempi di posa.
Per la preparazione delle lastre al collodio il fulmicotone, composto da cotone con acido nitrico e solforico, viene sciolto in una soluzione di alcool ed etere additivato con ioduro di potassio, ottenendo una pasta viscosa e trasparente che viene fatta colare sulla lastra e sparsa in maniera uniforme. Una volta seccato il collodio, la lastra, nella più completa oscurità, viene immersa in una soluzione di nitrato d’argento, con la formazione, nell’arco di un paio di minuti, di ioduri d’argento. La lastra viene esposta ancora umida, quando conserva il massimo della sensibilità, con tempi che variano, in esterni, dai cinque ai dieci secondi[…] [1]
L’avvento del collodio contribuì alla diffusione su ampia scala della fotografia e al conseguente aumento della committenza. Ciò portò a due grandi filoni di praticanti: i nuovi della pratica professionistica, vincolati alle esigenze della committenza, e i dilettanti puri, molto più liberi dal punto di vista espressivo. La Cameron appartenne a questo secondo grande filone. Il suo status sociale glielo consentiva. La fotografia era pratica elitaria.
Fu criticata, Julia Margaret Cameron, per la sua presunta scarsa capacità tecnica che solo più tardi fu riconosciuta come precisa e cosciente scelta estetica.
Proprio il sottile gioco con le sfocature e le profondità di campo , insieme ad un personalissimo e sapiente uso della luce, per certi versi rivoluzionario, contribuì a conferire ai suoi ritratti una valenza unica che riconduceva all’autrice.
[1] fonte Progresso Fotografico, febbraio 1999
Bibliografia
Joanne Lukitsh, Julia Margaret Cameron, ed. Phaidon 2006
Immagine
Ritratto di Mrs. Herbert Duckworth, autrice: Julia Margaret Cameron 1867

16 febbraio, 2008

I negativi ritrovati di Robert Capa

If your pictures aren’t good enough, you’re not close enough
[Robert Capa]

La notizia è riportata dalla maggior parte dei quotidiani italiani e stranieri. In tre valigette ritrovata a Città del Messico, nella casa che fu di un ex diplomatico messicano che combattè ai tempi del generale Pancho Villa, Aguilar Gonzalez, sono stati ritrovati vecchi negativi di Robert Capa che si pensavano dispersi. Tra questi anche quello della famosissima foto del Miliziano Morente che si riteneva dimenticato e smarrito in una camera oscura di Parigi.
Il ritrovamento è importante da un punto di vista filologico perché, negativo in mano, potrebbe essere possibile dire la parola finale su quel grande mistero intorno all’autenticità della fotografia del Miliziano che tante polemiche si porta con sé fin dalla sua prima pubblicazione. Il New York Times giustifica i dubbi di autenticità della foto con la presunta militanza comunista dell’autore che l’avrebbe portato a un’adesione ideologica alla causa repubblicana e al conseguente uso delle immagini a scopo propagandistico.
L’esistenza delle mitiche valigette era stata a lungo paventata da numerosi esperti e paragonata agli altrettanto mitici manoscritti di Ernest Hemingway.
Lo stesso autore morì convinto che i negativi fossero andati distrutti durante l’invasione nazista della Francia. In realtà, sembra che, al contrario, siano state protagoniste di un viaggio avventuroso da Parigi a Marsiglia e qui, nelle mani di un generale messicano accreditato come diplomatico abbiano compiuto la traversata oceanica fino in Messico.
Lo stato di conservazione dei negativi, al momento del ritrovamento, era ottimo.
La vicenda fa da giusto corollario alla parabola romantica della vita di Robert Capa di cui ho già avuto modo di parlare.









Bibliografia
Robert Capa, Leggermente fuori fuoco, Contrasto Due 2002

Immagini
1-Valigia dei negativi
2-Provini appartenenti a Robert Capa
3-Robert Capa, Morte di un Miliziano
4-Robert Capa
5-Roberc Capa, stampa a contatto
6-Robert Capa
7-Robert Capa
8-Gerda Taro
9-Robert Capa fotografato da Gerda Taro