01 settembre, 2007

Paul Strand: riflessioni e qualche foto

La fotografia, che è sin qui il primo e unico contributo della scienza alle arti, trova la sua raison d’etre, come tutti i mezzi di comunicazione, in un’assoluta unicità del funzionamento. Cioè, in questo caso, un’assoluta, categorica oggettività. Diversamente dalle altre arti che sono realmente anti-fotografiche, questa oggettività fa parte della vera essenza della fotografia, la sua novità e al tempo stesso il suo limite. Proprio come la maggioranza degli operatori degli altri mezzi espressivi ha completamente travisato le qualità connesse ai propri strumenti, allo stesso modo i fotografi, con la possibile eccezione di due o tre, non hanno mai avuto la minima idea di cosa fossero i mezzi fotografici. La capacità di rendimento pieno di ogni mezzo dipende dalla purezza del suo uso, tutti i tentativi di mescolanza finiscono in cose morte e sepolte, come le acqueforti, la pittura fotografica e, in fotografia, la stampa alla gomma, all’olio, ecc. in cui l’introduzione di procedimenti manuali o manipolazioni, sono semplicemente l’espressione di un desiderio di dipingere incapace di farlo. Questa è una grande mancanza di comprensione e rispetto delle loro cose, da parte di quegli stessi fotografi che sono direttamente responsabili della mancanza di rispetto conseguente da parte del pubblico intelligente e dell’opinione che la fotografia non sia che una misera scusa per coprire l’incapacità di fare qualcos’altro.

(Paul Strand, su Seven Arts, agosto 1917, New York, pag. 524)

Strand mette in campo un problema reale in modo corretto: la specificità del mezzo fotografico, la consapevolezza del suo linguaggio, la purezza del suo operato.
In un’altra occasione, Strand specifica meglio alcune cose: dice che la capacità di usare queste caratteristiche dipende dall’onestà e dall’intensità della propria visione e che la realizzazione di ciò si ottiene attraverso l’uso di tecniche fotografiche dirette.

Quest’ultima affermazione ci porta a una domanda non banale: nell’era del digitale come si salvaguarda questo specifico del sistema fotografico?
In realtà, il rapporto con lo specifico fotografico varia dinamicamente costringendo l’operatore a ridefinire continuamente il suo approccio.
Il processo di creazione dell’immagine non è più chimico ma elettronico e digitale. La camera oscura, da “luogo creativo” si è trasformato in luogo meramente riproduttivo. L’immagine è manipolabile in senso nuovo: la manipolazione ora è diventata etica, accettata dal sistema sintattico e semantico del mezzo. In poche parole, la pratica manipolatoria è parte della specificità del mezzo e della purezza del suo linguaggio. Differenza non da poco che, lungi dal ridurre gli interrogativi, ne moltiplica l’esigenza. Per esempio, col digitale, il linguaggio fotografico esce da un contesto puramente scientifico (chimico) ed entra a pieno titolo in un nuovo contesto, quello della letteratura. L’immagine digitale diventa racconto orale, imperfetto per natura. Rinuncia alla prerogativa della verità della cronaca e assume il diritto a un’altra verità, quella della Storia.

Bibliografia:
Fotografi sulla fotografia, antologia critica curata da Nathan Lyons, Agorà editrice Torino 1990
Fotografie:
1-Blind, 1916
2-Scotrand, 1954. Serie "American"
3-Luzzara, 1953. Serie "American"
4-American, 1916


2 commenti:

Anonimo ha detto...

bellissime foto di un'originalità unica
Paul Strand è uno dei miei fotografi preferiti

P.S. bello il tuo blog
Se vuoi visitare il mio http://nonsololeica.blogspot.com/
Ciao

Anonimo ha detto...

Nonostante l'uso misto di tecniche si parla ancora del Bauhaus tedesco, del futurismo, di fontana, ecc.. Dei tanti che ripetono le stesse fotografie, da 150 anni, anche per limitazione del mezzo fotografico classico non pare sia rimasta traccia. I fotografi classici italiani sono tutti uguali ed in campo internazionale contano come il due di briscola.
Per cui l'affermazione che un mezzo che non usa solo se stesso (analogico) sia destinato a finire mi sembra quanto meno falso.
La cinematografia è passata dall'analogico al digitale guadagnandoci sotto ogni punto di vista. La musica è passata dall'analogico al digitale e non è finita.
Non si può trattare un problema così complesso con luoghi comuni da leggenda.